adesione dei lavoratori degli uffici giudiziari di torino alla manifestazione indetta dalle rdb p.i. davanti al ministero della giustizia il 9 febbraio 2007.

Torino -

Agli oltre 500 lavoratori degli Uffici Giudiziari di Roma che hanno manifestato, sotto una pioggia battente, davanti al Ministero della Giustizia, si sono uniti, idealmente, i quasi 150 lavoratori degli Uffici Giudiziari di Torino che hanno partecipato all’assemblea indetta per rappresentare anche il loro disagio e l’amarezza provata, nel constatare che le risposte date dall’Amministrazione, in punto carenze degli organici, carenze strutturali, mancata applicazione di disposizioni contrattuali, ricorso costante e cosciente all’applicazione del c.d. mansionismo ibrido (attività spettante a profili professionali superiori senza il riconoscimento della maggiore remunerazione) in deroga alle disposizioni, formali, dello stesso Ministero, sono e rimangono quelle di additare all’opinione pubblica, attraverso i mezzi d’informazione, i lavoratori pubblici, noti fannulloni, quali artefici e responsabili delle disfunzioni e lungaggini nella Pubblica Amministrazione.

                   Ciò che è accaduto a Roma è successo, e succede ancora, anche in questi Uffici Giudiziari, e non solo. Tutte le denunce fatte, dai lavoratori stessi attraverso le R.d.B., sono sempre scivolate nell’oblio, tra l’indifferenza totale degli organi d’informazioni e dell’Amministrazione stessa. E non per casualità.  

                   Il pubblico dipendente-mostro, è sbattuto in prima pagina perché si vuole realizzare lo smantellamento:

  • della funzione pubblica per favorire il lucro privato;
  • delle condizioni  di lavoro, frutto di lotte e battaglie passate che, a tutela della funzione, determinavano la fruizione del servizio;
  • della dignità personale, mediante la precarizzazione e la dipendenza altrui per affermare la propria individualità nel contesto sociale, formando, ad arte, condizioni di mercato, inesistenti, ma prodromiche per lauti banchetti, peraltro partecipativi anche per chi, per funzione, dovrebbe esserne difensore, come le vicende pensionistiche, TFR e TFS, insegnano.

                   Non solo, ma, in questi frangenti, si sta assistendo, contro tutte le aspettative dei lavoratori, all’ennesima riscrittura delle disposizioni volte a far funzionare, a “falso” costo zero, la Giustizia, vero gioco delle “tre campanelle”, senza la più pallida voglia di considerare l’adeguamento del personale amministrativo, supportandolo con reali ed efficienti sistemi tecnologici, quale vero investimento, positivo, per attuare, quella riduzione tempistica della risposta giudiziaria che da troppo tempo e da troppi pulpiti, si va cantilenando e, nello stesso momento, all’annullamento degli impegni contrattuali, assunti in ordine alla realizzazione dei percorsi riqualificativi, dopo un’interminabile presa in giro delle speranze ed aspettative dei lavoratori, che attendono, da una vita (lavorativa) di ottenere giusti riconoscimenti.

                   Questo avviene, con il tacito assenso di tutte le parti contraenti, in barba alle quasi decennali promesse, in virtù di nuove e futuribili, (costantemente prossime) riscritture epocali delle funzioni, con abbinamento di eque remunerabilità, che altro non sono ciò che, grandemente e quotidianamente, si realizza nei palazzi della giustizia. Meno in quelli centrali e, con crescita esponenziale, sempre più fino al più lontano avamposto periferico.

                   Data la compartecipazione delle OO.SS. Confederali, alla realizzazione di queste cose è comprensibile l’attuale loro silenzio e la mancata partecipazione rivendicativa che i lavoratori dell’Amministrazione Giudiziaria stanno realizzando.   

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