LETTERA A BRUNETTA DI UNA LAVORATRICE

Roma -

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di una lavoratrice della giustizia al ministro Brunetta, in risposta al documento Linee programmatiche sulla riforma della P.A del Ministero della funzione Pubblica.

La chiarezza smentisce tutte le fandonie raccontate in giro dal Ministro.

Signor Ministro, ho deciso di scriverle dopo aver iniziato a leggere la prima pagina delle “Linee programmatiche sulla riforma della P.A.”. Non ho potuto proseguire nella lettura (anche se mi riprometto di farlo, appena mi sarò calmata) per l’evidente imprecisione (uso un eufemismo) di alcuni  “presupposti condivisi”.

Non posso non formulare alcune brevi osservazioni, nella speranza che, per il futuro, le sue fonti di informazione vogliano migliorare la qualità del servizio offerto, non solo ai cittadini, ma anche e soprattutto alla verità.

  1. livelli retributivi allineati al settore privato:

Sono una dipendente del Ministero della Giustizia con 32 anni di servizio e stipendio netto mensile di 1718 (millesettecento diciotto) euro (30.000 euro lordi l’anno), come potrà constatare dall’allegato prospetto, prodotto dal sistema degli stipendi SPTWEB. Potrà altresì constatare che nel corso degli anni non c’è stato un grande adeguamento economico, né, tantomeno, di carriera.Mio figlio lavora in un’azienda privata dal 2004 ed in 4 anni ha già superato di oltre 200 Euro netti il mio stipendio mensile; ha, inoltre, 14 (quattordici) mensilità, mentre, come saprà, i dipendenti pubblici ne hanno 13 (tredici). Non vedo, pertanto, in cosa si sostanzi l’allineamento di cui sopra. Il allineamento, infine, come proprio lei ben sa, si sostanzia anche nella sperequazione che, ancorché in via sperimentale, escluderà i dipendenti statali dalla detassazione degli straordinari.

  1. Lei esprime preoccupazione per “l’età mediamente elevata” dimenticando che da una decina di anni esiste il blocco delle assunzioni: manca quindi un ricambio, se si escludono i reclutamenti per mobilità; continuano fisiologicamente i pensionamenti, con una media, nel settore Giustizia, di un migliaio l’anno, per il solo personale amministrativo, e chi resta, naturalmente, invecchia.
  2. Discorso a parte va fatto per il personale di Magistratura: qui non ci sono blocchi di assunzioni ed è bandito, mediamente, un concorso l’anno per il reclutamento di non meno di 300 unità di personale.
  3. Se è pur vero che per i pubblici dipendenti i rischi occupazionali sono minimi è stupefacente leggere dell’esistenza di “una quasi automatica progressione di carriera, materia di una vera condizione di privilegio nei confronti dei dipendenti privati”. Se non si tratta di un refuso, non posso non affermare che, per quanto riguarda il personale amministrativo, e per la precisione il personale amministrativo del Ministero della Giustizia, Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, ciò è assolutamente e totalmente falso.

Ha mai sentito parlare di mancata riqualificazione?  Il personale di cui faccio parte è uno dei pochi che non ha usufruito di alcuna progressione di carriera: la mia fascia economica è C2 dal 1994 (data in cui ho superato uno dei rari concorsi interni) e rimarrà invariata; conosco invece colleghi del ministero dell’Economia che, nello stesso periodo, attraverso opportuni percorsi formativi, e quindi, comunque, non in maniera automatica, sono saliti anche di due livelli (da B3 a C2).

Al contrario il personale di magistratura progredisce per “gerontocrazia”  vedendo automaticamente aumentare (salvo casi sporadici in cui si configurano problemi di natura disciplinare) le retribuzioni da un lordo di circa 38.000 (trentottomila) Euro per un anno di anzianità fino a circa 167.000 (centosessantasettemila) Euro per 40 anni di anzianità.

  1. Per quanto riguarda l’affermazione “occorre introdurre nel lavoro pubblico la figura del datore di lavoro a cui sia possibile imputare l’eventuale responsabilità di un fallimento…” vorrei formulare una breve riflessione: l’affermazione è più che condivisibile … auspicherei però una maggiore continuità e stabilità per quanto riguarda i vertici e la dirigenza. Le alterne vicende politiche portano ogni volta a “ricominciare”. La nuova dirigenza non conosce la realtà in cui viene a trovarsi; quando l’ha conosciuta e può assumere determinazioni ponderate deve andar via per far posto ad altri e il ciclo ricomincia.  Cos’è questo se non uno spreco di tempo e denaro?

Molti lavoratori sentono l’esigenza di lavorare per obiettivi ma, per quanto riguarda la mia personale esperienza, devo purtroppo constatare che l’ultima volta che ho lavorato per obiettivi  e che l’obiettivo è stato raggiunto nei tempi e nei modi previsti è stato per l’attuazione della riforma del giudice unico. Mesi di lavoro, fianco a fianco con i vertici, fino a tarda sera; ed il 2 giugno 1999 tutto era pronto.  C’erano motivazioni e il personale ha lavorato con passione.

Poi  il nulla. Purtroppo.

Sarà solo colpa nostra?

 

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