Piano dei fabbisogni GIUSTIZIA: ma del personale interno a chi importa?

Roma -

I sindacati amici dell’amministrazione preferiscono trattare in segreto con la parte pubblica per poter dire sempre di “si” e non essere smentiti nei loro comunicati da quelle organizzazioni che sanno dire anche “no” nell’interesse dei lavoratori.

A parole sembrano cani e gatto, proclamano scioperi e protestano, nei fatti sono tutti concordi nell’allontanare dalle trattative l’unico sindacato fuori dal coro.

Anche nell’incontro per il “Piano triennale dei Fabbisogni”, nonostante la disponibilità dell’amministrazione a farci partecipare, sono stati gli stessi sindacati ad insistere per allontanare i delegati USB P.I. dall’aula e preferire una riunione carbonara.

Avremmo voluto dire che nel piano dei fabbisogni tutto si è preso in considerazione tranne il personale interno. Avremmo brevemente sottolineato che:

• Si parla poco o niente del personale in servizio e delle legittime aspettative di carriera;

• non si fa menzione del 21/quater per gli assistenti informatici, linguistici e ai contabili che pure da anni svolgono mansioni superiori ai loro profili;

• non basta assumere profili tecnici senza valorizzarli al meglio, come al meglio andrebbero utilizzati i funzionari statistici che sono spesso sfruttati e dimenticati oltre ad essere stati particolarmente penalizzati nelle procedure delle progressioni economiche;

• 300 miseri passaggi per gli ausiliari sono una beffa;

• sollevano dei dubbi i 2.250 scorrimenti per i cancellieri esperti: ad oggi non ci sono scoperture in organico tali da permettere il passaggio di tutte queste unità di personale e contestualmente l’assunzione di un pari numero dall’esterno ed in ogni caso non sono numeri sufficienti a scorrere tutta la graduatoria degli idonei;

• nonostante la continua emergenza con cui l’amministrazione giustifica tutti i provvedimenti messi in atto, sarebbe stato necessario effettuare un interpello a livello nazionale per tutte le figure professionali prima di procedere con le assunzioni di nuovo personale;

• fra 3 anni, nonostante l’eccezionale piano assunzionale di 8.000 unità, saremo nella stessa situazione odierna a seguito delle cessazioni, e quindi questo ulteriore sacrificio richiesto al personale appare del tutto inutile.

E’ evidente, nonostante i numeri dati, che in concreto per il personale interno non ci sia niente di buono.

Eppure partendo da quanto affermato dal Direttore Generale del Personale al punto 4 del piano dei fabbisogni testualmente: “l’analisi dell’organico attualmente in servizio, unitamente ai dati delle scoperture e delle cessazioni, nonché delle proiezioni in ordine alle future vacanze nella dotazione di personale evidenzia che, rispetto agli uffici giudiziari, i dipendenti attualmente presenti, di II e III area, non consentono di assicurare i compiti istituzionali, …..”, si sarebbe potuto procedere alla riqualificazione giuridica ed economica di tutto il personale giustizia in deroga alle attuali norme, se si fosse voluto veramente fare.

Il tutto sarebbe stato possibile alla luce dei pronunciamenti della stessa Corte Costituzionale, cui ha fatto seguito il Consiglio di Stato, la quale chiarisce che i vincoli dell’Art. 97 della Costituzione possono essere derogati “… allorquando siano funzionali al buon andamento dell’amministrazione e ricorrano altresì peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico idonee a giustificarlo …”.

Fermo restando che la Brunetta si potrebbe superare con una norma primaria successiva.

Invece siamo al collasso. I carichi di lavoro sono distribuiti sui sopravvissuti e sono insostenibili, i colleghi sono stanchi e demotivati per l’incapacità organizzativa che da troppi anni contraddistingue la nostra amministrazione, il malcontento si tocca con mano, basterebbe girare per gli uffici.

E mentre l’amministrazione pensa ad attuare la performance vessando ulteriormente il personale, i sindacati firmaioli continuano a rifilarci contratti e accordi a perdere per i lavoratori, salvo poi alzare la voce allorquando si vedono mancare la terra da sotto ai piedi.

Non è questo il sindacato di cui hanno bisogno e vogliono i lavoratori.

La USB in questi anni con coerenza e determinazione, nonostante le difficoltà incontrate e gli ostacoli frapposti dagli agli sindacati, ha portato avanti le richieste che arrivavano dalla base consapevole che le battaglie si vincono con la lotta e NON con la complicità e la collaborazione con i governi di turno.

È giunto il momento che tutti i lavoratori prendano coscienza di ciò che hanno subito in questi anni e decidano una volta per tutte da che parte stare: o con chi li difende e tutela o con i loro carnefici.

Stare con USB con convinzione oppure stare con altri per convenienza.

 

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