REFERENDUM DEL 12 E 13 GIUGNO: QUATTRO SI PER VOLTARE PAGINA

Roma -

Quello che rende la scadenza referendaria dei prossimi 12 e 13 giugno decisiva e di fondamentale importanza è il fatto che, per la prima volta dopo decenni, le politiche liberiste possono essere sanzionate dal voto democratico del popolo. Un fatto epocale, dunque, che rimetterebbe in discussione sia il modello sociale e le scelte di sviluppo finora assunte, sia i privilegi sui quali pochi si arroccano e si arricchiscono.

 

Per quel che riguarda i primi due quesiti referendari bisognerà innanzi tutto far notare che oggi nel mondo 1 miliardo e mezzo circa di persone non ha accesso all’acqua pubblica ed oltre 2 miliardi e mezzo sono prive dei necessari servizi igienico sanitari, mentre ammontano a ben 53 i conflitti internazionali in corso legati alla proprietà, alla spartizione e all’uso dell’acqua.

 

Basterebbero questi semplici dati per restituire dignità alla planetaria battaglia combattuta per l’acqua pubblica, una vera e propria battaglia di civiltà in difesa di un bene essenziale, che oggi ha calamitato gli interessi economico finanziari di quanti purtroppo fanno del business la loro unica ragione di vita.

 

La proposta di arrivare al referendum, sostenuta da 1 milione e 400.000 firme, è stata lo scorso anno la più grande dimostrazione offerta da uomini e donne di ogni estrazione sociale, religiosa, culturale e politica di respingere, partendo dal basso, ogni idea malsana di consegnare al mercato la vita delle persone e delle prossime generazioni dando così a tutti la possibilità di esprimersi liberamente.

 

Rispondendo SI al primo quesito si abrogherà il famigerato decreto Ronchi e si farà uscire definitivamente il servizio idrico e tutti i servizi pubblici dalle logiche del mercato, mentre il secondo SI servirà ad abrogare dalla tariffa la parte che contempla “l’adeguata remunerazione del capitale investito” e cancellando i profitti dalla gestione dell'acqua.

 

In questo modo, si aprirà finalmente la strada ad un nuovo modello di sviluppo pubblico, che potrà essere tale solo se fondato sulla partecipazione sociale dei cittadini alla gestione dell’intero ciclo dell’acqua, portando il nostro Paese sulla scia delle positive esperienze latino americane e recentemente anche europee. E’ questa perciò una grande occasione per riaffermare l’indisponibilità dei diritti universali, per difendere i beni comuni e per ridare speranze vitali alle persone. Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

 

La reazione dal basso, che il governo ha furbescamente bollato come 'emotiva', si è ripetuta netta e inequivocabile per quanto concerne il problema del ritorno all’energia nucleare (peraltro amplificata dal disastro di Fukushima), unitamente all’indignazione dovuta al fatto che nel merito i cittadini s’erano già espressi contro il nucleare nel 1987 e di questo non se ne è tenuto conto. Rispondendo SI al terzo quesito, si azzera ogni possibilità di un letale ritorno all’energia nucleare.

 

Sull’argomento oggetto del quarto quesito referendario, ci sarebbe da stendere un velo pietoso, essendo il nostro, al momento, l’unico Paese al mondo nel quale esistono ancora smaccati privilegi e i cittadini non hanno pari dignità. Rispondendo SI a questo ultimo quesito non faremo altro che dar corpo all’art. 3 della nostra Costituzione, una cosa ovvia che tuttavia per alcuni ovvia non è. Il traguardo è perciò a un passo. Ora il nemico da battere resta l’astensionismo.

 

USB, che fin dalla costituzione del Comitato per l'acqua pubblica è stata attivasul fronte dei referendum, prosegue nella battaglia con l'invito a tutti di farsi promotori di una forte affluenza al voto del 12 e 13 giugno. Andiamo a votare e votiamo Sì.

 

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