TRIBUNALE DI ROMA: FACCIAMO  RUMORE !!! La USB è pronta. E tu?

Roma -

Apprezziamo lo sforzo del presidente del Tribunale di Roma e riconosciamo l’impegno profuso per alleggerire i carichi di lavoro del personale giudiziario. Soprattutto lo ringraziamo per le parole di apprezzamento espresse nei confronti dei lavoratori, ma tutto ciò purtroppo non basta. Un palliativo, quello messo in campo, che non risolve i problemi del personale giudiziario stremato da anni di scellerate politiche che, con la riduzione delle dotazioni organiche e il blocco del turn over, hanno decimato i dipendenti. Da troppo tempo il personale giudiziario è considerato meno di niente, non soltanto dalla nostra amministrazione, ma anche dai magistrati e ancor più dagli avvocati. Senza contare i cittadini, artatamente manipolati, per i quali noi siamo dei lavativi mangia pane a tradimento.

Un popolo di invisibili, relegato ad un ruolo marginale, perché la giustizia non è composta da tutti coloro che vi operano, no, la giustizia è rappresentata da magistrati e avvocati, tutto il resto è noia, è noia…. Come diceva una famosa canzone. I lavoratori della giustizia non hanno il diritto di parola, non hanno il diritto di progredire, non hanno diritto di cambiare amministrazione. Non hanno nessuna voce in capitolo. Sono visibili solo quando occorre trovare un capro espiatorio per il cattivo funzionamento della giustizia. Leggere sui social i commenti di alcuni avvocati è veramente stucchevole e deontologicamente scorretto. Si scagliano contro i lavoratori giudiziari lamentando di doversi sostituire a loro per alcune incombenze, come se non sapessero le condizioni in cui versano gli uffici giudiziari, come se ignorassero la grave e cronica carenza di personale, le condizioni igienico sanitarie di tante strutture, la precaria sicurezza di tanti edifici giudiziari.

Sono cronaca pressoché giornaliera le incursioni violente da parte del pubblico, così come di strutture pericolanti, ma costoro fanno finta di non saperlo. Quegli stessi avvocati sanno bene che, qualora il personale delle cancellerie applicasse pedissequamente le leggi ed i regolamenti, la giustizia si bloccherebbe e non solo. Quegli stessi avvocati che lamentano il “self made” in passato non hanno esitato a scagliarsi contro la categoria dei lavoratori giudiziari colpevoli di protestare contro un’amministrazione incapace di far funzionare la giustizia. Se la giustizia non funziona, il personale giudiziario non ha nessuna responsabilità perché vittima e non carnefice del sistema, costretto a subire tanto quanto se non peggio.

Anche i magistrati, che ogni anno sciorinano, in una sorta di rituale sterile ed inconcludente, nei discorsi di apertura dell’anno giudiziario, numeri, tabelle e statistiche, inutili a risolvere gli endemici problemi della giustizia, pretendono poi che il lavoro vada avanti a prescidere. Alcuni di loro non esitano a distogliere il personale dai loro compiti istituzionali per compilare provvedimenti di loro esclusiva pertinenza. La USB da anni prova a gridare ai quattro venti che i continui tagli alla spesa pubblica, i drastici tagli agli organici, il vertiginoso aumento dei carichi di lavoro, le strutture fatiscenti, il ricorso sempre più massiccio al precariato e alle esternalizzazioni, la mancanza di formazione e di tecnologie avanzate, le inefficienze dell’amministrazione sono i problemi con cui gli operatori giudiziari e la collettività devono fare i conti tutti i giorni.

I lavoratori giudiziari, seppur inascoltati, vivono e affrontano quotidianamente quest’amara realtà fatta di contraddizioni, disfunzioni e condizioni di lavoro ormai non più sopportabili. E come se tutto ciò non bastasse occorre aggiungere la mortificazione del mancato riconoscimento del diritto alla carriera. Insomma si prosegue nell’opera di smantellamento intrapresa da coloro che non hanno interesse al buon funzionamento della Giustizia. Il nostro Ministero ci ha privato della dignità, ci ha scippato i diritti, ci ha umiliato di fronte al cittadino, ci ha defraudato della nostra professionalità, ci ha demotivati, ci ha privato della capacità di reazione. Ci ha quasi ridotto in schiavitù! Ma quello che lascia interdetti non è tanto cosa costoro hanno fatto ai lavoratori, quanto cosa non fanno i lavoratori per difendere la propria dignità, la propria professionalità, i propri diritti.

Ci maltrattano, ci deridono, ci calpestano e a tutto ciò i lavoratori invece di replicare con il terzo principio della dinamica (legge di Newton) “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria” rispondono con la rassegnazione e il fatalismo incapaci di riappropriarsi delle loro prerogative e del loro futuro. E’ arrivato il momento di dire basta, di passare dalle lamentele ai fatti.

 “C’è un silenzio innaturale che non si può più sopportare”:  FACCIAMO RUMORE!

USB è pronta e tu?

 

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