USB AVVERTE MINISTERO E "FIRMATARI": GIÙ LE MANI DA STABILIZZAZIONI E PROGRESSIONI IN DEROGA

Nazionale -

Ormai da tempo ci hanno abituati ai colpi di scena, ma l’ultimo non ha precedenti e mentre ci si interroga, a diciannove giorni dalla scadenza, sul futuro di dodicimila contratti di lavoro, arriva il colpo di grazia.

Il Viceministro Sisto ieri annuncia un decreto-legge del Consiglio dei ministri, il cui testo non è ancora disponibile, che definisce i compiti degli addetti all’Ufficio per il Processo, la parte numericamente più consistente dei lavoratori in attesa di stabilizzazione.

Non ha tardato ad arrivare la reazione scomposta dei sindacati firmatari del nuovo ordinamento professionale e delle conseguenti famiglie, da loro rappresentato come grande conquista: la minaccia di ritirare la propria firma sul CCNI paventando il rischio - e assumendosi la responsabilità - di bloccare tutte le dodicimila assunzioni e conseguentemente le previste 2000 progressioni verticali in deroga che da anni i lavoratori e le lavoratrici del Ministero attendono.

Si tratta di un attacco diretto alle lavoratrici e ai lavoratori della giustizia.

Sebbene ci sentiamo di escludere rischi concreti in questo senso, è certo che, qualora si dovesse concretizzare questa possibilità, USB non rimarrà a guardare.

USB ha più volte evidenziato, per ultimo nel comunicato del 3 giugno, che la cosiddetta stabilizzazione non rappresenta un reale investimento, quanto piuttosto un mezzo per riempire parte dei gravi vuoti di organico sostenuti per decine di anni dal personale in servizio.

Le famiglie professionali che avrebbero dovuto essere una soluzione, nella realtà sono un inganno: una formulazione vaga che rischia di perpetrare e mettere a regime il sistema del “tutti fanno tutto”.

Quanto alla forma, USB condanna la modalità di scavalcare per via legislativa, in modo unilaterale, una prerogativa sindacale quale la contrattazione che disciplina l’ordinamento professionale.

È un precedente grave e pericoloso: le mansioni dei lavoratori e delle lavoratrici non possono essere modificate per decreto, a seconda degli umori del governo e degli interlocutori di turno.

Ma le esplicite minacce dei firmatari, in questa fase, risultano altrettanto pericolose e inaccettabili.

Il ruolo del sindacato è difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori: da un lato, il personale a tempo indeterminato che da anni aspetta un legittimo e sacrosanto avanzamento di carriera e che in tutti questi anni ha lavorato con senso di responsabilità e di abnegazione; dall’altro, dodicimila persone e le loro famiglie che dal 2022 lottano per la stabilizzazione.

Di questi ultimi, ricordiamo che nessuno sa se e dove lavorerà il primo luglio: non sono pubblicate le graduatorie e nemmeno i posti disponibili per distretto di Corte d’Appello e, a cascata, per ufficio con tutte le incertezze legate non solo al posto di lavoro ma anche ai contratti di locazione e all’assistenza sanitaria regionale, per i fuori sede.

Non si gioca con la vita di migliaia di lavoratrici e lavoratori: è arrivato il momento di pretendere rispetto e risposte.

Anzitutto dal governo, che promette e non mantiene.

Che progetto può mai essere quello di assegnare circa 1.500 persone, con una proroga di soli tre mesi, alle sezioni specializzate in materia di immigrazione per tappare altri buchi? Tre mesi, oltretutto nel periodo feriale. È uno scherzo? Non basta neppure il tempo per formarsi adeguatamente. Anche questa è una plastica dimostrazione di questo governo in materia di immigrazione.  

Rispetto: è questo ciò che manca nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori di questo Ministero. Pretendiamo risposte immediate e decisioni serie. Il Governo la smetta di tirare fuori dal cilindro soluzioni improvvisate e di affidare il destino di migliaia di persone a scelte estemporanee e prive di programmazione. Le lavoratrici e i lavoratori non sono pedine da spostare all'occorrenza né numeri su cui sperimentare l'ennesima misura tampone: meritano certezze, prospettive e un progetto vero.

USB, che firmi o non firmi, sicuramente non resterà a guardare lo scempio posto in essere dal governo e dai sindacati collaborazionisti sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori.

 Roma, 11 giugno 2026                                                                                                           USB P.I. – Giustizia