EDILIZIA GIUDIZIARIA AL COLLASSO:FATALITÀ O RESPONSABILITÀ POLITICA?
Il crollo del Tribunale di Bolzano con conseguente ferimento di una addetta alle pulizie non è una tragica casualità e non si è trasformato in una strage per pura fortuna.
Ipotizzare la colpa ai lavori in corso o posticipare ogni valutazione all'esito delle (pur necessarie) indagini porta alla solita rassicurante ma non risolutiva tentazione di deresponsabilizzare un sistema che da anni USB denuncia.
Occorre cioè non tacere le responsabilità politiche e istituzionali delle gravi criticità strutturali in cui versa l'edilizia pubblica in generale e quella giudiziaria e scolastica in particolare.
E proprio negli uffici giudiziari, deputati a giudicare la responsabilità civile e penale di chi violi le normative dello Stato, lo Stato stesso viola reiteratamente le norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, con continua sottoposizione a condizioni lavorative degradanti e pericolose.
Infiltrazioni, porte e finestre rotte, crolli, mancanza di sistemi di raffrescamento e riscaldamento adeguati, invasioni di ratti e blatte, archivi e spazi di lavoro insufficienti, inadeguati a lavorare e a ricevere il pubblico, in alcuni casi addirittura con dichiarazioni di inagibilità, assenza o malfunzionamenti continui di ascensori, inesistenza di uscite e scale di sicurezza, di dispositivi di rilevazione dei fumi e antincendio...
Domenica, fortunosamente in assenza di persone, il distacco di un blocco di marmo da una colonna del palazzo di giustizia di Genova; qualche mese fa il distacco di due lastroni di marmo posti sulla facciata del Palazzo di Giustizia di Alessandria che sono precipitati vicino al portone principale sulla strada pubblica.
Il crollo si inserisce in un quadro di grave e generale inadeguatezza delle strutture, più volte denunciate da sindacati, dal personale amministrativo e giudiziario, spesso al centro delle cronache locali e nazionali e di varie passerelle politiche strumentali che però non hanno prodotto alcun reale risultato.
Questo fatto gravissimo non stupisce chi quotidianamente varca le porte degli uffici giudiziari e scolastici e mette in evidenza le reali necessità del Paese sotto diversi profili, anzitutto quello della sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici.
Questi eventi sono emblematici di scelte politiche che non investono nella giustizia, nell'edilizia pubblica, nella sanità, nell'istruzione, tutti settori fondamentali in uno Stato civile.
I lavoratori e le lavoratrici del Ministero della Giustizia rifiutano una Giustizia che nel nostro Paese cade, figurativamente e letteralmente, a pezzi.