GLI UFFICI HANNO FAME. IL MINISTERO DÀ LE BRIOCHES, MA SOLO AD ALCUNI
La vicenda del personale PNRR destinato alle sezioni stralcio immigrazione non è un episodio isolato né un errore organizzativo. È l'ennesima dimostrazione di un modo di concepire l'amministrazione della Giustizia che si trascina da anni.
Gli uffici giudiziari soffrono di una cronica carenza di personale. Non da qualche mese, ma da decenni. Eppure, invece di affrontare questa condizione come un problema strutturale che incide sul diritto dei cittadini ad avere una giustizia efficiente, si continua a intervenire inseguendo le priorità politiche del momento, che oggi fanno sì che si concentrino risorse sulle sezioni immigrazione. Nel frattempo, il resto degli uffici continua a sopravvivere grazie all'impegno di lavoratrici e lavoratori che tengono in piedi il servizio pubblico con mezzi sempre più scarsi.
Sia chiaro: prorogare il personale PNRR è stata una scelta condivisibile. Sarebbe stato assurdo disperdere professionalità già formate mentre gli uffici sono in evidente sofferenza, così come continua a essere assurdo limitarsi a rinviare il problema di tre mesi. Ma la proroga di un contratto non può essere vissuta come una sorta di favore da ricambiare con l'accettazione passiva di qualsiasi condizione organizzativa. Nessun lavoratore dovrebbe sentirsi in dovere di ringraziare perché, dopo aver ottenuto la proroga, viene lasciato per settimane senza una postazione, senza strumenti adeguati o addirittura senza essere impiegato nelle attività per cui quella proroga è stata prevista dalla legge.
Del resto, il personale della Giustizia conosce bene questa logica. È il personale peggio retribuito dell'intera pubblica amministrazione, con un salario accessorio che continua a essere largamente inferiore a quello riconosciuto in altri comparti dello Stato. È un personale a cui vengono chiesti livelli sempre più elevati di competenza e responsabilità, ma che vede sistematicamente negati adeguati riconoscimenti economici e professionali.
Le nuove famiglie professionali, che avrebbero dovuto valorizzare le competenze acquisite, hanno prodotto l'effetto opposto. Le recenti progressioni tra le aree rappresentano emblematicamente questa contraddizione: molti dipendenti rischiano di essere costretti a lasciare il proprio ufficio e la propria città per ottenere una crescita professionale che dovrebbe invece valorizzare l'esperienza maturata proprio nel luogo in cui lavorano. Una prospettiva che mortifica le professionalità invece di premiarle.
Nel frattempo, ogni riforma della Giustizia viene scaricata sugli uffici senza che vi sia un adeguato investimento nell'organizzazione, nella formazione e nelle risorse. Le lavoratrici e i lavoratori sono lasciati soli a tradurre in pratica norme che cambiano continuamente, mentre l'Amministrazione troppo spesso si limita a pretendere risultati senza fornire gli strumenti necessari per conseguirli.
A questo si aggiunge una peculiarità che distingue il Ministero della Giustizia da gran parte delle altre amministrazioni pubbliche. Le principali posizioni di vertice sono ricoperte da magistrati, e questo finisce inevitabilmente per produrre una sovrapposizione tra funzioni giurisdizionali e funzioni di amministrazione del personale. Al di là del merito delle singole vicende, la magistratura interviene anche su questioni che riguardano l'organizzazione del lavoro e l'applicazione del contratto collettivo, materie che dovrebbero essere governate secondo le regole proprie delle relazioni sindacali e dell'amministrazione pubblica. È una commistione che nel tempo ha contribuito ad alimentare molte delle distorsioni che oggi denunciamo.
La storia del personale PNRR ci dice una cosa molto semplice. Il problema non sono le sezioni immigrazione. Il problema è un'amministrazione che continua a spostare lavoratori da un'emergenza all'altra senza affrontare la vera emergenza: la mancanza di una politica capace di investire stabilmente nella Giustizia e nelle persone che ogni giorno la fanno funzionare.
Gli uffici non hanno bisogno di interventi simbolici né di operazioni di facciata. Hanno bisogno di personale, di salari dignitosi, di percorsi di carriera seri, di rispetto professionale e di un'organizzazione finalmente pensata per garantire un servizio pubblico essenziale ai cittadini, non per inseguire le convenienze della politica del momento.
USB PI Giustizia