LE CHIAMANO PROGRESSIONI…MA SONO L’ENNESIMO PASSO INDIETRO
È stata pubblicata, dopo una lunga ed estenuante attesa e a pochissimi giorni dall’ultima data utile, la procedura di progressione in deroga ai sensi dell’art. 18, comma 6, del C.C.N.L. 2021/2024 per il personale giudiziario appartenente al dipartimento dell’organizzazione giudiziaria.
Quello che poteva essere un risultato potenzialmente positivo per le lavoratrici e i lavoratori che da ormai troppo tempo attendevano una possibilità di progredire professionalmente, si è rivelato l’ennesimo passo indietro da parte del Ministero della Giustizia e un modo, anche abbastanza maldestro, per poter rivendicare un’azione senza che questa comporti reali benefici per il personale.
Le criticità principali del bando:
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Ancora una volta, una parte del personale viene lasciata indietro. Gli appartenenti all’ex area ausiliari resteranno fermi al palo, senza sapere per quanto tempo ancora. Allo stesso modo, gli idonei in attesa dello scorrimento della graduatoria formatasi dopo l’ultima procedura interna vedono sfumare l’ennesima possibilità di non sentirsi più figli di un dio minore;
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L’articolo 1 del bando fa riferimento a 1.500 unità di personale che saranno ripartite, sull’intero territorio nazionale, all’esito della rimodulazione delle piante organiche. Questa formulazione lascia intendere che centinaia di lavoratrici e lavoratori saranno chiamati a sacrificare la propria vita personale e familiare per una progressione realizzabile solo attraverso uno spostamento, forse anche molto distante, dall’ufficio di appartenenza.
Un altro punto dolente riguarda il prevalere, ancora una volta, di una logica perversa, tipica delle OO.SS. firmatarie, che tende a fare gli interessi di una determinata categoria a discapito di altre. In questo modo, si rinuncia a una visione complessiva del personale e si alimenta un approccio settoriale, nel solco della stessa logica che negli anni ha favorito il “tutti contro tutti”.
Ai tavoli, la USB ha sempre denunciato questa stortura. La sua voce fuori dal coro ha spesso contribuito a evitare vere e proprie ingiustizie.
La USB denuncia ancora una volta queste discriminazioni e afferma con forza che queste progressioni rappresentano l’ennesima presa in giro del personale giudiziario. È una scelta portata avanti da un Ministero e da sindacati complici che puntano a pulirsi la coscienza, senza offrire reali benefici a chi sostiene ogni giorno il peso di un servizio ai cittadini reso sempre più complesso.
LA USB DICE NO A QUESTO SCEMPIO MA SOPRATTUTTO
NON CHIAMATELE PROGRESSIONI, SE IL PERSONALE CONTINUA A PAGARE IL CONTO
USB P.I. – Giustizia
Coordinamento nazionale