LETTERA AL NUOVO MINISTRO ALFANO

Roma -

La RdB P.I. settore giustizia sin dalla sua costituzione ha posto al centro della sua attività sindacale le problematiche che affliggono i lavoratori della Giustizia, rivendicando la sua autonomia dai partiti politici. Ciò ha permesso a questa O.S. di portare avanti con coerenza rivendicazioni e proposte a prescindere dai colori del Governo.

Quindi oggi ci rivolgiamo a Lei con lo stesso spirito con cui ci siamo rivolti ai suoi predecessori e con l’augurio e la speranza che abbia a cuore il buon funzionamento della giustizia nell’interesse di tutti i cittadini. E’ chiaro che per riqualificare il servizio non si può prescindere dai lavoratori  amministrativi che come Lei certamente saprà risultano invisibili, agli occhi di tutti, tranne quando si tratta di additarli come “Fannulloni” così come dimostrano le campagne mediatiche denigratorie, che negli ultimi tempi hanno conosciuto un rinnovato vigore.

Infatti quale operatore del diritto Lei sa perfettamente che quando si dibatte sulla Giustizia la scena viene occupata da Magistrati ed Avvocati eppure esiste un esercito di donne e uomini che quotidianamente contribuiscono con il loro operare al buon andamento di questa macchina che, ci permettiamo di dirlo, fa acqua da tutte le parti. Sicuramente però la responsabilità non può essere addebitata ai lavoratori amministrativi.

Ecco perché questa O.S., in nome e per conto dei lavoratori della Giustizia, rispedisce al mittente gli attacchi dei mass media soprattutto perchè strumentali al progetto di coloro che mirano allo smantellamento dello stato sociale. Oggi è dimostrato che queste affermazioni non rispondono ad una farneticazione della RdB P.I.  viste le dichiarazioni del Ministro Brunetta all’indomani dei fatti denunciati dalla stampa: “Privatizzeremo le Cancellerie”.

Queste esternazioni azzardate sono il frutto di una palese ignoranza circa la funzione cui sono preposti gli operatori amministrativi della giustizia e cioè di notai del processo e garanti del rispetto delle regole processuali e di tutto ciò che ad esse è precedente e conseguente. La domanda a questo punto sorge spontanea: Può lo Stato abdicare ad una delle sue funzioni più importanti e privatizzare questo servizio?.

Ma al di là delle considerazioni svolte sarebbe interessante sapere se c’è qualcuno interessato a far funzionare la Giustizia per tutti i cittadini; fino ad oggi i fatti dicono il contrario. Quindi Ministro, ancorché superfluo, La mettiamo al corrente sinteticamente della situazione generale nella quale versano gli uffici giudiziari ed opera da tempo il personale:

 

1.      con organici ridotti del 20% dal 1995 ad oggi dovuto al taglio imposte da varie finanziarie e dal blocco del turn over oggi l’età media nella giustizia è una delle più alte nel P.I.;

2.      con risorse, per il funzionamento dei servizi, diminuite del 70% dal 2000 ad oggi;

3.      con l’informatizzazione che mentre fa un passo avanti ne fa dieci indietro; basti pensare che in alcuni uffici ci sono ancora PC di prima generazione e che più della metà degli operatori non ha un indirizzo di posta elettronica, oltre che condividere con una o più persone il PC. Senza contare che alcune procedure informatizzate richiedono ancora il doppio binario del cartaceo con conseguente enorme spreco di tempo, fatica e denaro pubblico;

 4.      con mancanza di strumenti idonei (carta, penne, toner ecc…) tanto che alcuni uffici sono stati costretti a rivolgersi agli sponsor per assicurarsi il minimo, riteniamo questa pratica poco consona alle funzioni del servizio giustizia;

5.      con riforme susseguitesi a ritmo vertiginoso nel corso degli anni, a costo zero, nell’assenza più totale di formazione. Ciò ha appesantito i carichi di lavoro del personale di almeno il 45% e costretto i lavoratori ad auto formarsi. Ci fossero stati almeno dei risultati!. Il paradosso è che i tempi  del processo invece che diminuire si sono ulteriormente dilatati;

6.      con uffici nuovi creati e disfatti a distanza di pochi anni, con uffici vecchi accorpati che hanno creato un notevole disagio;

7.      con moltissimi edifici fatiscenti, inidonei e inadeguati a garantire la salubrità e la sicurezza dei lavoratori.

E non è finita qui perché in tutto questo bailamme i lavoratori della Giustizia oltre che danneggiati sono stati anche “gabbati” dalla mancata progressione di carriera. Promessa da anni e mai realizzata.

In questo quadro generale sommariamente descritto l’aver garantito, nonostante tutto, un servizio alla collettività dovrebbe far affermare che i lavoratori della Giustizia sono dei paladini altro che “Fannulloni”. Invece per giustificare l’intenzione di liquidare il servizio Pubblico si preferisce prendere ad esempio quei pochi rami secchi che checché se ne dica sono fisiologici anche nel privato.

La fotografia di cui sopra impone a coloro che hanno la responsabilità della gestione della cosa pubblica di invertire la rotta e non più considerare i lavoratori della giustizia come un costo su cui tagliare, ma una risorsa sulla quale investire. Ed è questo che noi ci aspettiamo da Lei.

Abbiamo apprezzato le parole spese per i lavoratori, sulla questione riqualificazione, durante il Suo discorso al CSM. Questa volta però le parole si devono tradurre in fatti anche perché sono tanti i problemi da risolvere. Pur rendendoci conto del breve tempo passato dal Suo insediamento i lavoratori aspettano un segnale da Lei.

La RdB P.I., pertanto, Le chiede un incontro urgente durante il quale rappresentare le difficoltà dei lavoratori e le problematiche del servizio giustizia. In un confronto franco che miri a trovare soluzioni in grado di contemperare le esigenze dei lavoratori  e quelle dei cittadini che hanno diritto ad un servizio celere ed efficace; mentre noi abbiamo il dovere di impedire  il declino del servizio Giustizia così come sta avvenendo in maniera lenta ma inesorabile.

In attesa di un sollecito riscontro ci è gradita l’occasione per augurarLe buon lavoro e porgerLe cordiali saluti.

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