GIUSTIZIA PER TORRE ANNUNZIATA

Il ritardo, scandaloso, nella costruzione del Nuovo Palazzo di Giustizia è l’immagine emblematica della gravissima situazione in cui versa la Giustizia nel Circondario di Torre Annunziata in particolare ed in Italia in generale. Lo scheletro arrugginito della costruzione e le reti rosse del cantiere bloccato da tempo immemorabile offrono, una chiara rappresentazione, dell’attenzione che ha avuto e che ha la politica sulla questione giustizia e su i temi tanto sbandierati sul giusto processo e sui tempi di una giustizia celere e realmente al servizio del cittadino.

I ritardi nella costruzione causano un problema di ottimizzazione delle risorse a causa della dislocazione in più punti dei vari uffici giudiziari, ma soprattutto un ulteriore esborso economico da parte della collettività per pagare l’affitto dei locali e tutto ciò nonostante le promesse solenni e l’impegno personale dell’allora Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, nell’incontro del novembre 2007.

Le normative sulla salubrità e la sicurezza per i lavoratori sui luoghi di lavoro, di cui il dlgs 624/94 e il recente T.U. 81/08, sono quotidianamente violate.

Senza soluzioni di continuità, si persevera, imperterriti, a calpestare i lavoratori della Giustizia ignorando le difficoltà che quotidianamente affrontano sui posti di lavoro per far funzionare una macchina che fa acqua da tutte le parti.

Le sempre più difficili condizioni di lavoro e la lentezza della Giustizia ci inducono, soprattutto in qualità di lavoratrici e lavoratori degli uffici giudiziari, a scrivere queste poche note sulla situazione della Giustizia italiana e dei luoghi ove essa si amministra.

Dal 2000 ad oggi, a seguito di note riforme (tutte a costo zero), il carico di lavoro complessivo, per numero di procedimenti iscritti e provvedimenti emessi, è aumentato del 40% circa; nello stesso periodo, mentre il numero dei magistrati aumentava, gli organici del personale amministrativo colavano a picco: si è passati dalle circa 51.200 unità del 1999 alle circa 40.700 unità d’oggi!!!

Il risultato è che ogni lavoratore si trova a dover gestire un carico di lavoro cresciuto del 75%, utilizzando mezzi e strumenti, anche informatici, sempre più inadeguati e scarsi.

Per far funzionare la traballante macchina giudiziaria, il lavoratore viene obbligato, oltre a tutto il resto, a fare attività straordinaria. Purtroppo il costante taglio dei fondi a partire dal 1994 comporta che solo il 20% degli straordinari sia retribuito; mentre per il restante 80% il dipendente, suo malgrado, è costretto, nei fatti, a fruire del così detto riposo compensativo.

Le risorse per la gestione quotidiana del servizio Giustizia sono passate, dati alla mano, dal 2002 al 2006 da 343.203.787 a 167.411.177 euro diminuite, quindi, del 51%.

Il ministero della Giustizia ha debiti consolidati che superano i 250 milioni di euro; per cui non ci sono soldi né per le cose indispensabili (carta, toner, penne) né per la manutenzione degli uffici giudiziari.

Secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato, il Ministero della Giustizia è quello che, nel 2005, ha realizzato i maggiori risparmi nel settore delle retribuzioni con un calo complessivo del 9%, chiaramente il peso è caduto tutto sulle spalle dei lavoratori (che bello! hanno trovato la quadratura del cerchio ribaltando il famoso slogan degli anni 60: ora, infatti, si guadagna di meno si lavora in pochi e ognuno produce per due).

La RdB P.I. ha, in tutti i modi umanamente possibili, incalzato il Ministero della Giustizia affinché portasse a soluzione alcuni dei problemi che affliggono da anni i lavoratori delle Cancellerie e Segreterie giudiziarie.

Ci riferiamo, in particolare, all’inadeguatezza delle dotazioni organiche, alla carenza delle risorse materiali, alla mancata progressione di carriera del personale giudiziario, il solo – tra i ministeriali – a non aver mai conseguito una legittima “promozione”.

Non va dimenticato, peraltro, che quel personale è lo stesso costretto a svolgere un servizio molto delicato in piena solitudine e con carichi di lavoro insopportabili, sotto la pressione di riforme ordinamentali e processuali ormai impetuose: chiunque frequenti gli uffici giudiziari conosce come quel po’ che funziona della macchina della giustizia, lo si deve alla volontà e all’abnegazione dei tanti dipendenti costretti a dare risposte spesso superiori alle proprie forze.

A fronte di tanti sacrifici cui i lavoratori giudiziari sono sottoposti, la risposta dell’Amministrazione Centrale, in perfetta sintonia con il complessivo progetto di destrutturazione della Pubblica Amministrazione e di smantellamento del servizio pubblico, è stata quella di non rispettare gli impegni sottoscritti, di operare un assoluto blocco delle assunzioni e del “turn over”, di adottare una riduzione delle piante organiche.

Pare insomma di capire che l’unico disegno perseguito coerentemente sia quello dello smantellamento sistematico delle strutture ignorando il doveroso rispetto dell’art. 97 della Costituzione: che, per il Ministero della Giustizia, significa fornire il supporto necessario all’esercizio della giurisdizione, alimentandone il carburante, dandogli le gambe per camminare, il tutto, nel rispetto dei diritti dei lavoratori.

Non si stupisca, allora, il cittadino se i tempi della Giustizia sono lentissimi .

Questi risultati perversi si ottengono perché il servizio “giustizia”, ormai, è visto come un costo sul quale tagliare e non già come una risorsa per la collettività sulla quale investire.

Ancor più grave è poi constatare la meraviglia delle istituzioni quando gli organi di stampa denunciano episodi di degrado e di malfunzionamento degli uffici giudiziari.

Di questo e di altro si parlerà nell’assemblea dei lavoratori del Circondario di Torre Annunziata lunedì 23 febbraio 2009 .

Perchè, il cittadino sappia che i lavoratori della giustizia sono vittime e non artefici dello sfascio del pianeta giustizia.

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