Esito della Riunione del 23 Novembre sul contratto integrativo

Roma -

Povera Giustizia… poveri Noi… e poveri Cittadini

 

Il tentativo di affossare la giustizia con le riforme messe in campo negli ultimi anni che anziché accelerare i processi ne hanno paradossalmente dilatato i tempi, con la collocazione nelle cancellerie di personale esterno retribuito dagli ordini professionali, dall’ABI e da enti vari tutti in palese conflitto di interessi con l’amministrazione giudiziaria, ha colpito oggi anche il personale giudiziario con la proposta di un nuovo contratto integrativo che de-qualifica i lavoratori e ci riporta al passato attraverso la riesumazione di antiche figure professionali che credevamo morte e seppellite.

Questo pomeriggio l’Amministrazione ha infatti presentato alle OO.SS. una formale proposta di “spacchettamento” delle figure professionali già spalmate su due aree con la reintroduzione di vecchi profili come ad esempio quello dell’assistente giudiziario che stavolta però comprenderà sia gli attuali cancellieri B3 che gli operatori giudiziari B2: ad entrambi verrebbe attribuita la mansione di assistenza in udienza. In buona sostanza viene negata ogni possibilità di ricomporre le attuali figure professionali e, pertanto, di progredire (per A1 e B3) nell’area superiore.

La contropartita consiste in un mero passaggio economico all’interno dell’area di appartenenza finanziato con i denari del FUA (il nostro salario accessorio), con criteri selettivi e forse non per tutti i lavoratori.

Come dire: oltre al danno, la beffa.

La disinvoltura dell’Amministrazione nel presentare come “nuovo” ciò che ormai già appartiene al passato remoto ha dell’incredibile. Ci aspettavamo una proposta che guardasse al futuro e che, valorizzando la professionalità acquisita dal personale, introducesse nuove figure in linea con la presunta modernizzazione e informatizzazione della giustizia.

Modernizzazione tanto sbandierata dal Ministro Alfano e dal suo omologo Brunetta con ingannevoli dichiarazioni alla cittadinanza che attende da anni un buon funzionamento del servizio; in realtà il tanto decantato processo telematico è al momento solo una chimera perché gli strumenti informatici in dotazione agli uffici giudiziari sono vecchi ed obsoleti.

Questo pomeriggio abbiamo avuto la conferma che il Ministro Alfano non ha nessuna intenzione di riconoscere e valorizzare i meriti dei lavoratori della Giustizia, i quali con il loro sacrificio personale e senza alcuna contropartita hanno finora evitato che la barca affondasse definitivamente.

La RdB P.I. ha deciso di rompere ogni indugio e di mettere in campo, fin dai prossimi giorni, le necessarie iniziative di lotta a difesa della dignità, del salario, dei diritti e contro qualsiasi tentativo di smantellamento e privatizzazione di un servizio pubblico costituzionalmente garantito

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