Rigoroso rispetto delle mansioni e dei compiti attribuiti dalle norme e dai regolamenti al personale giudiziario.

Roma -

Lo stato della Giustizia in Italia ed il suo malfunzionamento non costituiscono certo una novità; tuttavia nel corso degli ultimi anni le cose sono andate peggiorando e sempre più numerosi sono i rapporti pubblicati da istituzioni nazionali ed internazionali che denunciano una situazione di degrado al limite del collasso.

La disfunzione del sistema incide negativamente sulla vita dei cittadini per il progressivo abbassamento della soglia dei diritti e mortifica il generoso impegno di migliaia di lavoratori giudiziari costretti, per mancanza di mezzi e risorse, a fornire all’utenza un servizio sempre meno dignitoso.

Ciononostante il personale continua a svolgere servizi delicati, con carichi di lavoro insopportabili e sotto la pressione di riforme ordinamentali e processuali sempre più impetuose e “a costo zero”: chiunque frequenti gli Uffici Giudiziari conosce come quel po’ che funziona della macchina della giustizia, lo si deve alla volontà e all’abnegazione dei tanti dipendenti costretti a dare risposte spesso superiori alle proprie forze.

A fronte dei tanti sacrifici cui i lavoratori giudiziari sono sottoposti la risposta della politica è stata quella di operare un blocco delle assunzioni e del “turn over”, di ridurre le dotazioni organiche, di tagliare le risorse del FUA, ecc.

Pare insomma di capire che l’unico disegno perseguito coerentemente sia quello dello smantellamento sistematico delle strutture e del ricorso sempre più massiccio alla esternalizzazione e privatizzazione dei servizi giudiziari.

Da circa un decennio i lavoratori richiedono a gran voce la definitiva risoluzione dei problemi che affliggono le cancellerie e segreterie giudiziarie ed in particolare una sacrosanta e strameritata riqualificazione professionale anche perché unici – tra i pubblici dipendenti – a non aver mai conseguito una progressione di carriera.

La recente ipotesi di accordo (firmata dall’amministrazione e dalla minoranza delle organizzazioni sindacali) sul nuovo ordinamento professionale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: nuove e diverse attribuzioni che demansionano e dequalificano il personale giudiziario e un sostanziale azzeramento delle aspettative di carriera.

Ancora una volta è stato confermato che – allo stato – non sono previste risorse per finanziare una progressione economica e giuridica dei lavoratori giudiziari e tantomeno per l’assunzione di nuovo personale.

La conseguenza è che al senso di impotenza si accompagna la frustrazione e la rabbia dei lavoratori.

Noi sentiamo il dovere di dire basta e di dare, così come i lavoratori ci hanno chiesto, una risposta forte.

Questa risposta consisterà nella decisione che ciascun dipendente si atterrà, nell’espletamento del proprio lavoro, a quello che le leggi ed i contratti di lavoro gli attribuiscono: niente di più.

Comunichiamo questa decisione non a cuor leggero: siamo infatti consapevoli che ci saranno utenti che soffriranno di questo comportamento, poiché siamo a nostra volta cittadini e utenti di pubblici servizi, ma il tempo si è fatto breve ed i lavoratori esigono ormai risposte chiare.

Noi siamo convinti della legittimità di questa forma di protesta, che avrà se non altro il merito di evidenziare come i lavoratori giudiziari siano costretti nei fatti, se vogliono che il lavoro vada avanti, a svolgere mansioni che quasi sempre non corrispondono a quelle per le quali sono pagati.

Tutto ciò premesso

Comunichiamo che – a titolo dimostrativo - nella settimana che va dal 15 al 20 marzo 2010 tutti i lavoratori giudiziari delle cancellerie e segreterie giudiziarie osserveranno rigorosamente il vigente sistema di classificazione del personale svolgendo le sole mansioni loro attribuite dalle norme processuali, dalle leggi speciali e dai contratti di lavoro.

 

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