Verso l'11 e 14 marzo: Chiarezza e Coerenza

Roma -

Fin dal 1999 la RdB, in occasione della presentazione della piattaforma per la stipula del Contratto Integrativo, aveva insistito per la ricollocazione (alias riqualificazione) di tutti i lavoratori giudiziari. Tale proposta non fu condivisa dagli altri sindacati e la RdB rimase in completa solitudine a sostenerla.

Oggi invece quella richiesta sembra essere (forse solo a parole) la rivendicazione di tutti i sindacati.

Da quel momento su questo tema non siamo arretrati di un millimetro. Con coerenza, forza, passione, autonomia e indipendenza dai partiti politici abbiamo portato avanti le nostre convinzioni.      Abbiamo organizzato manifestazioni e iniziative di lotta chiamando i lavoratori alla mobilitazione,  convinti - come eravamo e siamo -  che i sindacati concertativi avevano abdicato al loro ruolo.

Nel corso degli ultimi anni governi e sindacati hanno operato scelte e politiche scellerate, tutte ricadute sulla pelle dei lavoratori e hanno poi tentato di convincerli che i sacrifici di oggi (allora) sarebbero stati la sicurezza e la garanzia del domani. Peccato che il domani è arrivato e ci si presenta in tutta la sua drammaticità: salari inadeguati e pensioni basse – precarietà – esternalizzazioni – servizi sociali inesistenti.

La RdB P.I. aveva sostenuto che la ricollocazione di tutto il personale era legittima ed inattaccabile, in quanto per anni i lavoratori giudiziari sono stati sfruttati in mansioni superiori; la generale progressione di carriera del personale avrebbe poi evitato qualsiasi tipo di contenzioso o di strumentalizzazione da parte di chicchessia. Avevamo proposto che i passaggi alla qualifica superiore venissero scaglionati nel tempo, utilizzando come parametro l’anzianità e i titoli. In quel modo nel giro di due o tre anni al massimo tutti sarebbero stati riqualificati e nessuno avrebbe avuto motivo di ricorrere al Giudice per difetto di legittimo interesse.

Se la proposta della RdB P.I. fosse stata sostenuta da tutti i sindacati, oggi avremmo evitato di avere il personale allo sbando e di assistere ad un’ odiosa guerra tra poveri, del tutti contro tutti, dove un lavoratore individua nell’altro un potenziale nemico o concorrente: i ricorsi che impazzano in questo periodo ne sono la riprova.

Tutto ciò è l’effetto del caos che vige negli uffici giudiziari, dove i lavoratori sono lasciati in balia di sé stessi, affidati al loro senso di responsabilità e di abnegazione; al contrario chi ha avuto e ha il dovere di far funzionare questa macchina è in tutt’altre faccende affaccendato e chi avrebbe dovuto tutelare gli interessi dei lavoratori era ed è impegnato in tutto tranne che nel ruolo che gli è proprio. Quel che diciamo è storia suffragata dai fatti: basta documentarsi e viene fuori la verità.

In questi anni abbiamo assistito al “teatrino dell’illusione”: promesse, impegni, accordi, protocolli d’intesa, tutti miseramente falliti (ci auguriamo che i protagonisti abbiano almeno il coraggio di ammettere gli errori commessi!!). Peccato che in questo tira e molla a farne le spese sono stati solo i lavoratori giudiziari.

Questo è quello che in estrema sintesi è accaduto in questi lunghi 10 anni e vorremmo non dover dire domani, ancora una volta, seppur a malincuore e contro ogni nostro interesse, che avevamo ragione noi. La RdB P.I. ha una consapevolezza: se la giustizia non è ancora completamente affossata è solo perché ci sono migliaia di lavoratori giudiziari che ogni mattina, pur tra mille difficoltà, si rimboccano le maniche e danno inizio all’arte di arrangiarsi: ma per quanto ancora?

Ecco perché invitiamo i lavoratori e tutte le RSU a partecipare compatti alle iniziative messe in campo dalla RdB P.I. perché il Governo che verrà assuma impegni precisi sulla Giustizia e sul diritto alla carriera del suo personale.

L’11 marzo  a Palermo, Napoli e Milano e il 14 marzo 2008 a Roma i lavoratori potranno:

·        far sentire la propria voce

  • e, soprattutto, capire chi sta dalla loro parte.
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